sabato 6 marzo 2010

l'Utente va Informato o Comunicato?

Quando una persona acquista un quotidiano in Edicola o quando fa click su una pagina Web quali sono le sue aspettative?


Probabilmente ciò che cerca è la Notizia nuda e cruda e, quindi, informazione e non comunicazione [questione antica questa e dal vasto campo di applicazione]. A questo punto chiedo: la persona [l'Utente] è disposta a subire una presentazione della Notizia [sempre parlando di contenuti e lasciando fuori aspetti comunque importanti come l'impaginazione o il layout] in una modalità che generi anche dubbi, riflessioni e dibattito?

Osservando la questione da un'altra angolazione: chi eroga il servizio intende informare o comunicare? Intende dare in pasto agli Utenti la scarna analisi di un fatto o vuole accompagnarlo con un messaggio volutamente atto ad orientare un pensiero? Se a questo si aggiunge che l'obiettivo [dell'Editore?] sarebbe anche quello di vendere per potersi sostenere [copie cartacee o spazi pubblicitari - quando non bastano i finanziamenti statali!], un altro dubbio: come ci si può conquistare il mercato? Con una asettica oggettività [non è un pleonasmo: il concetto di oggettività è opportuno, a mio parere, che vada rafforzato!] o con una ostentata propaganda [politica]?

Un'ultima riflessione: dove sta allora la qualità? Mi viene da pensare che risieda sull'intelligenza e la brillantezza usata nella presentazione. Una esposizione [a questo punto probabilmente più comunicativa che informativa] che, per dirla come un Luca De Biase più recente, sia in grado di generare senso.

Indipendentemente dal mezzo scelto per veicolare il contenuto [informativo o comunicativo che sia] è essenziale rispondere a queste domande prima di andare avanti verso la definizone del miglior servizio possibile e, conseguentemente, del Profilo destinato a modellarlo.


2 commenti:

LB ha detto...

Non c'è neanche una personcina che dica "l'Utente va Ascoltato"! Eh?

Se lo dicessi io ... so già cosa mi direbbero: quindi non lo dico.

Devo tornare alla conversazione, lasciata in sospeso, su
http://mdplab.blogspot.com/2010/02/filiera-editoriale-verso-la-definizione.html

Devo tornare a proporre di dare un senso all'idea di riconciliare logica del business e logica del bisogno.

Riconciliare non vuol dire che la logica del business deve soccombere, poverina.
Riconciliare vuol dire che la logica del bisogno deve (tornare) a potersi esprimere.

Per dare un senso a sta cosa devo fare appello a risorse che non trovo pubblicate in giro; le trovo solo registrate nella mia memoria.

Devo "interpretare" la mia personale esperienza e cercare di farmi capire prima che mi dicano .. "non sono d'accordo" ...

Ma come cavolo si fa a dire "non sono d'accordo" a uno che si arrampica sugli specchi per dire qualcosa con una logica diversa da .. una logica di business?? Eh??

Bisogna "ascoltarlo" fino ad aiutarlo a dire quello che cerca di dire, un povero disgraziato che si azzarda a fare such a preposterous thing .. No?

Se no la Civiltà dell'Empatia predicata da Rifkin (che ci vende i suoi libri e le sue conferenze) per fare la terza rivoluzione industriale .. quando cacchio comincia?
A partire dal suo prossimo libro? Così non ci resta che aspettare??

Adesso taccio fino a quando riesco a dire le cose che ho detto di voler dire .. Ohhhhh!

Marco Dal Pozzo ha detto...

Luigi,
come fai a dire che non c'e' nessuno che dice che l'Utente va ascoltato?

Credo che la domanda che pongo nel titolo del post vada proprio in quella direzione: l'Utente cosa vuole?

La sicurezza di rispondere bene a questa domanda garantisce un servizio soddisfacente!!!

Forse ho banalizzato la questione che poni ma la vedo cosi'!

Parliamo due lingue diverse?
Secondo me no :))